Non solo gli adolescenti ma anche i bambini possono manifestare il rifiuto di andare a scuola.
Ci riferiamo in particolare alla fascia di età dai 3 agli 8 anni, connessa a specifiche tappe di inserimento, cambiamento ed adattamento.
Molti genitori raccontano in stanza di psicoterapia con senso di impotenza, esasperazione e frustrazione che i loro figli la domenica sera o il lunedì mattina puntualmente riferiscono mal di pancia, mal di testa, piangono, urlano per non andare a scuola.
In questo breve articolo divulgativo forniremo degli input di comprensione che possano agevolare la consapevolezza e la gestione di una difficoltà comune a molti genitori, che ha ripercussioni non solo emotivamente ma anche concretamente nell’organizzazione familiare quotidiana.
I bambini sono spugne
Per comprendere il problema dobbiamo acquisire tre premesse fondamentali:
- Un problema infantile è sempre un problema familiare: il bambino non è un’isola ma vive in connessione emotiva profonda con gli altri membri della famiglia.
- La crisi è fisiologica: una crescita senza momenti critici è un campanello d’allarme. La crisi è parte integrante dello sviluppo, racchiude in sé la possibilità di crescita per il bambino e la famiglia.
- Non esiste una casualità lineare: spesso ci si illude che esista una sola causa a determinare una specifica conseguenza. I comportamenti umani ed in particolare infantili, trovano spiegazione nella multifattorialità. Più fattori ( personalità del bambino – contesto familiare – ambiente scolastico ecc. ) interagendo tra loro determinano il comportamento.
La scuola: un laboratorio di autonomia e relazione
La scuola è il contesto in cui il bambino sperimenta la prima esperienza significativa di separazione dai genitori. È un laboratorio di socializzazione in cui il bambino si confronta con la fiducia in sé stesso e verso l’esterno, si misura gradualmente con la propria autonomia.
Spesso alla base delle difficoltà di integrazione scolastica vi è un senso di insicurezza del bambino in sé stesso, una carente fiducia verso l’ambiente esterno e un’ansia da separazione dai genitori. Il bambino esprime l’ansia ma non appartiene mai esclusivamente a lui: interiorizza ed assorbe l’ansia dei genitori.
Alcuni metodi didattici ed educativi possono enfatizzare l’insicurezza e l’ansia del bambino se veicolano un’attenzione esasperata alla performance e alla competitività.
Dietro un apparente capriccio, quindi, il bambino vive un reale stato di malessere, che non sempre è in grado di decifrare e comprendere.
Il ruolo degli adulti: come aiutare i bambini
I genitori spesso si sentono colpevoli e inadeguati. È importante accogliere le proprie difficoltà senza autogiudicarsi per poter sostenere il disagio del bambino.
A volte i genitori vedono nel problema del bambino un loro fallimento e questa dinamica richiede di essere risolta poiché può essere molto disfunzionale per tutti. Cosi come è rischioso trasmettere ai bambini ideali utopici di perfezionismo, ciò è altrettanto nocivo per gli adulti: il genitore perfetto non esiste.
L’ esperienza della genitorialità inevitabilmente racchiude difficoltà anche connesse al proprio vissuto da figli. È importante acquisire consapevolezza di sé e dei propri stati d’animo per costruire un confine protettivo nella relazione con i propri figli.
Differentemente, si rischia di proiettare sul bambino inconsapevolmente il proprio vissuto, attribuendoglielo erroneamente e non vedendolo nella sua soggettività.
In particolare può essere utile:
- Riconoscere la propria ansia e imparare a gestirla per non trasmetterla pervasivamente al bambino. Confrontarsi con il partner, con altri di fiducia.
- Potenziare le autonomie del bambino: è importante incrementare anche a casa, nel tempo trascorso insieme, le attività di autonomia del bambino sostenendolo senza sostituirsi a lui.
- Incoraggiare il bambino di fronte alle difficoltà: è naturale che i bambini non riescano in alcune attività, anche durante il gioco. È fondamentale incoraggiarli senza svalutazioni o iper protezioni. Il superamento di difficoltà è un allenamento prezioso per incrementare l’autostima.
- Far frequentare nel tempo libero al bambino i compagni di classe: ciò può favorire la familiarità ed il senso di appartenenza.
- Cercare cooperazione con la scuola: spesso di fronte alle difficoltà dei propri figli per non sentirsi inadeguati inconsciamente si cerca un “colpevole” all’esterno, per esempio additando le carenze scolastiche. La cooperazione famiglia – scuola è fondamentale per garantire una continuità
educativa. - Inventare dei rituali per alleviare l’ansia da separazione. Strutturare piccoli rituali prima di andare a scuola e al rientro a casa. Utilizzare una forma ludica, ad esempio alcuni genitori propongono un gioco in macchina durante il tragitto ogni mattina ( per es. “ chi vede più macchine rosse “) e al ritorno propongono un gioco in cui il genitore deve indovinare cosa ha mangiato a scuola il bambino. Sono piccoli stratagemmi che possono essere utili per contenere l’ansia connessa al
distacco. - Se la difficoltà diviene continuativa e provoca malessere pervasivo ed intenso è bene richiedere un consulto specialistico.
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“La cosa importante non è tanto che ad ogni bambino debba essere insegnato, quanto
che ad ogni bambino debba essere dato il desiderio di imparare.”JOHN LUBBOCK
A cura della Dott.ssa Giulia Gregorini
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